Andrea Rocchelli: morire per un’idea

Forse è stata fatalità e allora nulla di quello che sto per scrivere ha senso. O forse no. E allora non riesco a non farci un ragionamento. Penso ad Andy, Andrea Rocchelli, il fotoreporter ucciso nella regione del Donetsk, che viveva a Pavia. Ho letto l’articolo che scritto oggi da Adriano Sofri su repubblica e mi chiedo: la sua morte non è paragonabile alla morte di un reporter di 20 anni fa. Perché non dirlo?

Nella sua tragica storia c’è il cortocircuito del nostro tempo. C’è un ragazzo che sogna di essere Robert Capa – meraviglia! – e si trova in una realtà dove dei Robert Capa non sanno più che farsene.

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C’è un ragazzo che vuole emergere e un mondo – quello editoriale – che ti respinge. Non importa quanto vali.

Il mestiere è cambiato, ditelo a questi ragazzi che lo guardano con occhi romantici. Non ha senso farci retoriche di casta. Rischiare la vita per un sogno è eroico, ma ne vale la pena? Documentare una guerra se nessuno paga quei documenti, diventa un gioco al massacro. Ci mandassero gli editori in prima linea, non i sognatori. Scrivete quanto pagate quelle foto, raccontate come vivono gli inviati al fronte, dite che responsabilità si assumono gli editori di quelle vite o di quelle morti: nessuna.

In 10 anni il nostro mondo ha ribaltato tutte le carte che per un secolo sono state sul tavolo. La sintesi ancora non c’è. Ma morire a 30 anni per documentare una guerra a giornali sordi, non può valere una vita. Non può valere le lacrime della sua compagna rimasta con un bambino piccolo a cui dovrà raccontare chi era sua padre. O forse sì, le vale. Io non so quale sia la risposta giusta, sono scelte individuali.

So che i giornalisti non possono fagocitarsi tutto, eroi e non, come se fossero cosa loro. Andy non è uno di loro. Era un outsider che a sue spese ha corso il rischio. Per il piacere di raccontare storie. Per sentirsi parte di una professione che oggi è in disfacimento. Seguendo il mito romantico di una professione che oggi non c’è più. Ammettiamolo. Ragionare ancora come se Andy fosse uno di voi è ipocrita. E non rende onore al romanticismo della sua vita e della sua morte.

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