La strage di Charlie Hebdo spiegata a mia figlia

“Tesoro bello, vorrei trovare le parole per raccontarti a che punto è arrivato questo pazzo mondo senza essere retorica. A volte ho paura anch’io quando sento alla “vu” come chiami tu la tv, nostri politici gridare alla guerra santa. O islamici cresciuti nelle nostre città parlare come brigatisti degli anni di piombo.

A volte vorrei capire anche io come ci siamo arrivati a questo punto. A dover gridare come un secolo fa: “libertà di espressione”. Come se non fosse un diritto acquisito. Come se i milioni di morti del ‘900 fossero morti per niente. Come se non facesse male veder risvegliarsi quei fantasmi che tutti credevamo superati. Risolti in una visione progressiva della storia che progressiva forse non è.

Quello che è successo è abbastanza chiaro: dei ragazzi un po’ più grandi di te, cresciuti in un paese assai simile all’Italia ma forse un po’ più libero, hanno impugnato le armi. Hanno sparato e ucciso quattro giornalisti, alcuni poliziotti e diversi ebrei. Hanno fatto un macello insomma. Perché? Per vendicare dei disegni che prendevano in giro il loro dio.

Lo so, anche io ti insegno a non prendere in giro nessuno, ma sai ai grandi piace ridere di tutto. E dio sa quanto queste risate hanno fatto bene all’umanità, facendola progredire, rendendola critica, intelligente e libera.

Qualcuno dice che non hanno sparato solo per quello. Qualcuno dice che erano degli esclusi. Come i bambini che lasciate in panchina, quando voi fate il vostro girotondo. Altri dicono che siamo stati noi a fare dispetti a dei loro amici, e loro per questo si sono vendicati. Altri ancora dicono che forse bisognava metterli in castigo alla prima marachella fatta. Come fa la maestra con te quando fai i capricci.

La verità è che il mondo dei grandi è complesso, navigarci non è facile. Ma una cosa tanto per cominciare vorrei fosse la tua bussola sempre: il rispetto per la vita. Di tutti.

Significa che da grande dovrai fare la tua parte per includere, sempre, tutti. Includere anche chi non la pensa come te. In che modo? Non subendo, mai. Ma cercando il pertugio del dialogo, sempre. Basterà? No. Dovrai anche fare esercizio di intelligenza. Che è la cosa più difficile. Ti diranno un giorno che alzare una matita al cielo basterà. Ma non sarà così. Te lo diranno per semplificare le cose. Per farti credere che la soluzione non sta a te trovarla. Che ci pensano loro e tu puoi tornare a giocare con le tue costruzioni.

Vorrei trovare le parole per spiegarti il casino in cui la nostra cultura occidentale si è infilata, confondendo ragioni economiche e ragioni politiche. Vorrei spiegarti che i signori del mondo hanno voluto dare credito a stati canaglia che hanno favorito il diffondersi delle idee barbariche islamiste, in cambio di petrolio. Vorrei che tu queste dinamiche le studiassi. Le capissi. Meglio di quanto le abbia capite io o papà. Vorrei che crescessi in un mondo con tanti giornali, cartacei e non, tutti diversi, ognuno in grado di raccontarti una storia diversa. E che tu dalla lettura di tutti loro ti facessi un’opinione. Leggendo anche libri, saggi e romanzi, perché sognare aiuta sempre.

In che mondo crescerai, tesoro mio bello, non lo so. Ma cresci con le spalle larghe. Ti serviranno. Ti bacio”.

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3 risposte a "La strage di Charlie Hebdo spiegata a mia figlia"

  1. cara giuliana, volevo dirti che, sarà lo sbalzo ormonale del puerperio, ,sarà quel che sarà, ma la tua lettera mi ha commossa, profondamente!!

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