Elogio (di Neruda) della timidezza

Niente, oggi eravamo al parco giochi di Pavia. Io lo so che ogni bambino ha il suo carattere, ma è possibile che Lisoski è socievole come la sabbia negli occhi? Appena ci sono bimbi nuovi, incrocia le gambe, sbarra gli occhi e abbassa la testa implorando la lampada di Aladino di farla diventare invisibile. E tra sghignazzi di bambini che salgono e scendono dagli scivoli, mi sussurra “inbrascccciooo”. Tempo di ambientamento: un’ora. Ormai è statistica.

Questo pensiero, mamma socievole con figlia timida, mi cruccia da un po. Ho anche googolato figlia timida per intenderci, e ho capito che il consiglio che tutti danno e non stigmatizzare la cosa. Ottimo. Io lo faccio sempre, porco giuda. Quindi ora sublimo, esorcizzo, trasfiguro, mi sfogo e vi metto questa bellissima poesia di Neruda dedicata ai timidi. Buona notte a tutti! 🙂

Appena seppi, solamente, che esistevo
e che avrei potuto essere, continuare,
ebbi paura di ciò, della vita,
desiderai che non mi vedessero,
che non si conoscesse la mia esistenza.
Divenni magro, pallido, assente,
non volli parlare perché non potessero
riconoscere la mia voce, non volli vedere
perché non mi vedessero,
camminando, mi strinsi contro il muro
come un’ombra che scivoli via.
Mi sarei vestito
di tegole rosse, di fumo,
per restare lì, ma invisibile,
essere presente in tutto, ma lungi,
conservare la mia identità oscura,
legata al ritmo della primavera.

Pablo-Neruda

Qui un’altra magnifica poesia che segnalai in passato

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