Manuale per sopravvivere ai capricci dei bambini

Ora che so come chiamarli mi è tutto più chiaro. L’ho fatto: ho googolato come reagire ai capricci. Mi è uscito un post che dice “rimani immobile davanti ai Temper Tantrums“. Eh?? #echisemove. Qui le energie di muoversi non le ha più nessuno. A mala pena quelle di esorcizzare, scrivendo un post e ridendoci su… in ogni caso ho capito che ci sono vari tipi di capricci….

Provo a catalogarli… ma so che voi potete aiutarmi aggiungendo altre varianti. Fatelo. Facciamo un gruppo di autocoscienza.

Il tantrum eternum: Inizia col canto del gallo e finisce con la buona notte. E a volte neanche allora. Il bambino affetto dal tantrum eternum getta in aria pannolini, sfila pantaloni che devono essere blu, no gialli, no verdi no sa-il-signore. Vuole la mela, no la pera, forse la banana, no non voglio, spinge il piatto Come un’adolescente in balia degli ormoni è volubile, umorale, si salvi chi può. Due sberle, no non si possono dare. Ma forse almeno una…. ogni tanto…. mezza, diciamo. Così per sfogarsi.

Cosa fare: prendere un calendario, quello che ogni giorno ha un foglietto. Staccarne uno ogni sera e fare il countdown in attesa dei 4 anni. Poi dicono che tutto passa. E io ci credo.

Il tantrum aerobico: Di solito si presenta in pubblico. Si sta per entrare all’asilo. Il nano volubile proprio sulla porta cambia idea: non vuole più entrare. La mamma subisce gli sguardi indiscreti di madri e padri che portano i loro figli ubbidienti come soldatini prussiani. Il nano affetto da tantrum aerobico non entra. Fissa il muro. Dice no, non voglio. Lo si forza. Lui regisce. Si butta a terra. Difesa a riccio. Rotola. L’abbiamo perso. Urla. Caos tra gli astanti.

Cosa fare: Chiamare subito un esorcista o scappare, lasciandolo lì finché finisce la tarantolata. Poi con nonchalance, prenderlo per mano ed entrare verso gli armadietti dell’asilo per togliere le scarpine. Se si vuole si può anche fischiettare. O intonare una canzoncina.

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Il tantrum mantrico Lo conosco bene. Ho spesso pensato che Lisoski sia la reincarnazione di un monaco buddista. Da qualche giorno poi fa degli strani mantra. Manca mezzora alla cena. All’improvviso sussurra “voio latte, dami latte, voio latte, dami latte, mama latte dami latte, voglio latte”. E prosegue tirando su col naso e toccando insistentemente la gamba come se non avessi capito la sua richiesta.

Cosa fare: so quello che faccio io. Resto immobile con gli occhi chiusi. Più buddista di lei. Con la mente penso ok, metto l’acqua, butto la pasta piccolini che cuoce prima. No gli do una mozzarella volante con un pomodoro freddo e tampono. Cavolo, ma mangia sempre da schifo però. Aiuto, chiedo l’aiuto dal pubblico. Intanto dalla fessura dell’occhio vedo che mi scruta per capire cosa faccio in quella posizione idiota. In effetti è buffo. Un po’ idiota mi ci sento.

Il tantrum destruens. Conosco bene anche questo. Come una furia cieca Lisoski prende la cucina di plastica e la distrugge. È un’esaltazione dionisiaca. La frutta di plastica vola ovunque per la stanza. I pennarelli sono lanciati contro le pareti. La sgridi, è inutile, la pars destruens è inarginabile. La risgridi. Lanci un “ohi”. È il grido della foresta. SI ferma. Si trasforma. Piange come un’adolescente al primo abbandono amoroso. Si attacca alla medesima gamba di cui sopra cercando attenzioni. In realtà non sa più chi è. Scissione di personalità. Parte un “mamma inbrascio” che si trasforma in tantrum mantrico (vedi sopra).

Cosa fare: Anche qui non lo so. So quello che faccio io. Resto immobile. Statua di sale. Devo sembrare una perfetta imbecille alla mia vicina di casa che mi vede dalla finestra senza tende. Lei si attacca al polpaccio e io non reagisco. Sento manine tenere che cercano contatto, ma io sono meno empatica di Himmler. Fino al glaciale “Lisa! mamma arrabbio”. Che proprio l’annichilisce. E lì parte un pianto sconsolato che non si può che consolare.

Insomma, io ci credo fortemente al modello anonima alcolisti. In cui ognuno racconta le sue sfighe. Un po’ come Nanni Moretti in Ecce bombo. Le condividiamo?

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4 risposte a "Manuale per sopravvivere ai capricci dei bambini"

  1. Conosco bene quasi tutte le tipologie elencate. E mi ha fatto sorridere l’aggettivo “prussiano” per definire i bimbi altrui. Io lo uso abitualmente: quando inseguo Giorgio che corre per le vie del centro e incrocio mamme in tacco 12 con bimbi compunti nei loro passeggini di design; quando lui è l’unico a non aver mangiato una cippa all’asilo; quando rientra a casa dopo il suddetto asilo e rovescia tutte le ceste dei giochi nei primi 30 secondi…. e via così. Ora ha 3 anni e già rispetto all’anno scorso va meglio… ma anch’io ho sviluppato un’attitudine zen che mai avrei pensato di possedere.

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