Il 25 aprile della mia generazione (e di mia figlia)

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Domani è il 25 aprile. Provo a elencare qualche ragione per cui quest’anno più che in altri tempi secondo me è necessario sfilare. Con i bambini, grandi o piccoli che siano.

Perché non me la sono mai sentita di usare la parola “fascista” come ingiuria verso nessuno. Nel senso che ho sempre ritenuto fosse una categoria storica ormai superata. Ma in questi ultimi anni c’è stata un’escalation di pensieri che non so con che altre parole definire se non “fascisti”. Erano loro a dire prima gli italiani. Erano loro a non volere gli ebrei nei loro confini. Erano loro a aizzare i sentimenti dei poveri cristi contro chi era più povero cristo di loro. Senza dare una prospettiva sociale di reale riscatto e di uscita dalla crisi. Senza portare nessuno fuori dal pantano, anzi lasciando tutti in condizioni peggiori di quelle da cui partivano. In Italia oggi purtroppo di fascisti ce ne sono ancora. E in Europa forse, ancora di più. Facciamo capire che non li vogliamo.

Perché la mia generazione (classe 1978) è cresciuta negli anni della sbornia e del benessere individualistico. Anni in cui si poteva in serenità bollare come “retorica” la cerimonia nel 25 aprile .Anni in cui chi era di destra, chi era di sinistra… tutti potevano a ben diritto appropriarsi di quella festa purché se ne annacquasero i valori. Purchè dal 26 aprile non se ne parlasse più. La mia generazione è cresciuta con una destra che decideva e una sinistra – apprezzate il giro di parole – pressoché non pervenuta. Con un muro di Berlino che crollava e una sbornia di disco dance. C’era un gran casino intorno e noi non avevamo gli strumenti per decifrarlo. Sentivamo il bisogno di appartenenza, ma eravamo diversi dai nostri genitori cresciuti a pane e politica. Noi di politica non ci capivamo niente. Eppure la politica decideva per noi, anzi aveva già deciso. Per questo fermarsi, ragionare un attimo e ripensare alla generazione di chi alla nostra età andava sui monti a combattere per garantirci un futuro di libertà non può che farci bene. Perché forse un po’ di colpa di tutto sto casino, ce l’abbiamo anche noi.

Perché siamo minacciati dalla crisi, da attentati terroristici. E sentiamo il bisogno di ribadire chi siamo. Partiamo dall’identità che ci dà la nostra costituzione, inclusiva. Abbiamo l’identità di chi fondò sulla libertà e sul diritto al lavoro il paese che stava rinascendo. L’identita di chi credeva all’impegno civile. L’identità della solidarietà. L’identità di chi con tenacia ha messo intorno a un tavolo democristiani, socialisti, comunisti (e non solo loro) mediando tra gli interessi e le visioni di tutti. L’identità di chi è sicuro delle proprie radici e non si chiude al mondo per paura di perderle.

Perché una generazione che non conosce la storia è destinata a ripetere errori clamorosi. E’ manipolabile, fragile, strumentalizzabile da racconti mediatici non sempre fatti per testimoniare la verità. Più spesso per propagandare una mitologia, funzionale a chi ha il potere, purtroppo. Vorrei che ogni bambino avesse vicino qualcuno che gli raccontasse da dove viene, chi sono i suoi nonni, i suoi bisnonni, in che età hanno vissuto, chi comandava e con quali regole. Vorrei che fosse scolpito sulla pietra che essere dissidente è un diritto e anche un dovere. Perché solo chi ha saputo esserlo ha fatto progredire l’umanità. Buon 25 aprile a tutti!

Qui trovate il programma delle manifestazioni in città

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