Il primo colloquio non si scorda mai

caf

L’abbiamo fatto. Io e il maschio alfa siamo stati convocati dalla maestra per sentire come se l’è cavata lisoski nel suo secondo anno di nido. Ora: 8.30, lego la bici nervosamente. Lei entra in classe, noi abbiamo messo ai piedi quei buffi copri scarpe blu.

La maestra ci accoglie con un sorriso. Maschio alfa entra in un mutismo irreversibile. Si siede. Sembra un condannato a un passo dal patibolo. La timidezza a volte lo paralizza, penso. Io entro in modalità “adesso ti racconto la mia vita”

Entro anche nei dettagli. Che uno dice ma-che-mi-vieni-a-raccontare. Niente, è un modo come un altro per vincere l’imbarazzo. Ci sediamo su due sgabelli per bambini. Meglio: io mi accovaccio e mi incastro. La maestra con disinvoltura gira il cubotto trasformandolo in un seggiolino. Elementare, penso. Ma ora come faccio a scastrarmi ? Già ho ai piedi queste buffe calze blu: resto lì, con le ginocchia sotto il mento, mentre lei caccia fuori un blocco a quadretti grande come un lenzuolo scritto fitto fitto.

Quando al liceo mia madre parlava con gli insegnani non ero così agitata. In fondo non me ne fregava nulla, ma oggi sento che è tutto diverso. In ballo c’è il referto psico-emo-bla-bla-bla su lisoski. Che per me intendiamoci, è perfetta. Ma anche quando lo dico, mi viene il dubbio di essere un po’ di parte.

Lei snocciola frasi come “si muove bene nel tempo e nello spazio” e molte altre considerazioni intelligenti che a me scivolano addosso perché la immagino lì, tra i bambini a relazionarsi con quei suoi modi buffi. Che poi torna casa arrabbiata se qualcuno le tira i capelli e fa finta di essersi fatta giustizia. E mi racconta “lisa ha urlato noooo. Basta tirare capelli Lisa, insommaaaa”. E io so che se ne sarà stata in silenzio a dire “ahia” tra sè e sè.

Alla fine il referto è buono. Lisa ha passato la prova. È abile per passare alla materna: il giudizio è positivo. Mi sento felice, orgogliosa, serena, vorrei abbracciarla.

Maschio alfa esce in silenzio dal confronto. Gli dico, “beh come ti è sembrato?”

“Cosa?”

“il colloquio?”

“Normale, perchè?”

E qui capisci che è inutile. Universo femminile e universo maschile sono due mondi. Che si incontrano, ma non si sovrapporranno mai 🙂

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