Di autonomia, crescita e figli che “vanno”…

2015-05-11 05.43.16

Siamo a un’altra tappa. Il centro estivo. Da una scuola a un’altra, con maestri ed educatori diversi, nel giro di un giorno, così, che tanto ormai si può fare. Senza inserimenti, o altro. E pazienza se ti pare l’altro ieri che ancora te la portavi nel passeggino e ieri che ha finito il nido, con quell’aria buffa ancora quasi da lattante (capitemi…) e quel visino orgoglioso ritratto nella foto che mostra il “diploma” per accedere alla scuola d’infanzia. Della scuola d’infanzia, oggi, non abbiamo finito solo il primo anno, ma pure il secondo. Tra sei mesi dobbiamo scegliere la scuola primaria. La elementare, insomma. E il mese scorso ha fatto pure il saggio di danza, con entusiasmo e autonomia. Si è cambiata “da sola”, nello spogliatoio del Fraschini. Ed è scesa sorridente e felice, perfettamente in ordine. Non ci sarebbe troppo da stupirsi, lo so. Ha quasi 5 anni, caspita. Però a me questo loro percorso graduale ma continuo, e inesorabile, verso l’indipendenza, affascina da matti. E, con tempi e modi diversi, lo vedi in tutti, proprio tutti i bambini…

L’altro giorno scorrevamo insieme il cd della scuola con le foto dell’anno appena passato. Fai queste cose e ti rendi conto di quanto crescano, in soli pochi mesi. Perché giorno dopo giorno, presa dal delirio della quotidianità, lo realizzi sì e no. Poi la senti dire cose del tipo “Papà ma quel signore se aveva bisogno di soldi non doveva rubarti il computer. Doveva provare a cercare un lavoro, per guadagnare con onestà..” e bam, lo capisci. Lo capisci, che non c’è tempo da perdere. Che il tempo, quando e da quando ci sono loro, è davvero qualcosa di prezioso, nel senso pieno del termine. Per loro che sono immersi in quel magnifico e complesso processo che si chiama crescita e per te che hai la fortuna di vedere quel processo dipanato davanti ai tuoi occhi.

Sembro banale e stucchevole, lo so. Ma, ancora una volta capitemi… Quello piccolo – oddio pure lui adesso ha il visino meno tondo e le gambe più affusolate… ma non stava in carrozzina con la tutina blu l’altro giorno? – dicevo, quello piccolo, mi ha passato un virus letale per la gola che anche a fine giugno, non so come, ha tenuto banco nella sezione “medi-piccoli” del nido… quindi oggi mi sento così. Un po’ debole e con la voglia di condividere.

Stamattina ero lì a guardarla, in partenza davanti alla porta, con zainetto, cappellino, orgogliosa e felice della nuova avventura che stava per affrontare. Con le gambe un po’ più lunghe (non di molto né… che in questa famiglia non è che si sia altissimi), una struttura fisica e un’espressione diverse rispetto a quelle che aveva solo nella foto in braccio a Babbo Natale sei mesi fa. E con suo fratello che, dietro di lei come un’ombra, al solito, ripartiva entusiasta verso una mattina di nido dopo una settimana di malattia. Con passi sempre più sicuri e veloci.

Sono piccoli, ancora. Tanto. Ma non mi pare mai banale dire e ricordare a noi stessi che giorno dopo giorno lo sono sempre di meno.

Chiara

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