Milano, palazzo reale: La grande madre.

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Care tutte, come promesso sono andata con un’altra impavida mamma connessa a vedere la mostra La grande madre promossa dalla Fondazione Trussardi. Inaugurata al palazzo reale a Milano a fine agosto: rimarrà aperta fino a metà novembre.

La squadra era così composta: io, mamma connessa, lisoski.  L’impatto non è facile. La mostra l’ho trovata estremamente complessa e cerebrale, per nulla immediata. Parla alla testa, più che al cuore. Ma in ogni sala ci sono guide preparatissime (gratuite) che illustrano le opere esposte. Nel complesso è una carrellata di rappresentazioni del femminile. Non delle madri come mi aspettavo quindi, ma del femminile. La dimensione della maternità però è presente ed è letta in tutta la sua problematicità.

Diciamo che vengono smontati gli stereotipi più o meno rassicuranti a cui siamo abituati. La donna viene destrutturata e riproposta in una dimensione che però secondo me poco ha a che fare con uno sguardo sereno e vitale con la dimensione della maternità. Più con una dimensione cerebrale. Maschile? Non lo so. Una dimensione che personalmente mi appartiene poco. Per me la maternità è un inno alla gioia. Dalla mostra esci pensando sia una rivendicazione. Una conquista. Un’ostentazione. Un dolore. Una sofferenza (è vero, è dolorisissima, per carità). Una perdita identitaria. Una ferita. Sangue e placenta. 

Voglio dire che non si sottolina quello che per me è la maternità: la risposta più naturale e profonda alla perdita, alla nostra finitezza, alla morte in fin dei conti. Dare vita è una gioia, viscerale, inalienabile. Mi sembra si sia dato poco spazio alla dimensione vitale della cosa. Soffermandosi piuttosto su quella storica, intellettualistica e bla bla: ma perché, esprimere il malessere fa più “arte” e impegno che esprimere gioia? Io non lo so: secondo me una curatrice artistica donna e madre avrebbe fatto un’altra mostra. Meno ruvida. Con più cuore. Però oh. Io non sono nessuno. È un’opinione, tanto per dire.

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Ricordo che a Venezia all’accademia rimasi estasiata da quest’opera. E’ una delle tante madonne del parto. Mi saprebbe piaciuto vedere anche una rappresentazione simile della maternità, forse.

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La consiglio in ogni caso. Assolutamente. La mia opinione da un punto di vista artistico peraltro non vale un fico secco perchè non sono una critica d’arte. Andateci e poi magari ditemi cosa ne pensate… Meglio se i bambini li lasciate a casa però. Vederla con calma richiede tempo.

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