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La strage di Capaci spiegata ai bambini

Il pomeriggio di 21 anni fa, avevo 13 anni. Il giudice Giovanni Falcone veniva ucciso e con lui, moglie e scorta. Ho memorie confuse di quei giorni: ricordo  i miei genitori  che parlavano di stato e mafia. Mia nonna che per una volta si astenne dal chiosare “finchè s’ammazzan tra da lur“. E le memorie si sovrappongono a tangentopoli: Forlani, Craxi, le monetine,  l’avvocato Spazzali, il giudice Di Pietro. Gli imprenditori suicidi e divanetti pieni di soldi. Ricordo la passione con cui mio padre commentava tutto questo. E la preoccupazione di mia madre.

Perché vi dico questo? Perché oggi, 21 anni dopo, mi chiedo come fare in modo che mia figlia, crescendo, maturi una coscienza civile indispensabile alla convivenza.

Non c’è una ricetta. Ma crescere in famiglie appassionate alla vita, anche politica, getta semi che in futuro non potranno che fiorire. A modo loro, declinandosi in base alle inclinazioni dei figli (non necessariamente a quelle dei genitori). Tutto secondo me parte da famiglie appassionate. Capaci di educare i figli all’entusiasmo per il mondo, società compresa. All’amore per gli uomini, con le loro ambivalenze. Alla curiosità, alla giustizia. E non ultimo, all’estetica. Questa sequenza dei Cento passi non a caso è sempre stata tra le mie preferite. Da qui nascerà anche il coraggio di diro no, quando necessario. Voi che ne pensate?

Alla libreria il Delfino a Pavia fino al 27 maggio c’è una mostra all’interno del progetto “Diamoci una regolata”: i bambini delle scuole che hanno aderito al progetto hanno ragionato sul tema della legalità incontrando anche Maria Falcone e hanno espresso i loro pensieri attarverso immagini. Andate  a vederla se riuscite!

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